Implementare il calibro termico delle murature antiche in muratura calcarea: una metodologia precisa per evitare ponti termici senza compromettere la conservazione

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Introduzione: La sfida del calibro termico nelle murature storiche

Nelle restaurazioni di edifici storici in muratura antica, soprattutto in calce o laterizio non omogeneo, il calibro termico rappresenta un parametro critico per prevenire ponti termici senza alterare integrità strutturale e prestazioni energetiche. Il calibro termico, definito come la trasmittanza termica effettiva (U) corretta per lo spessore e la stratificazione del materiale, non è una costante ma una funzione complessa delle proprietà fisiche locali, degli strati stratigrafici e delle condizioni ambientali. A differenza del semplice confronto con valori standard, il suo calcolo richiede metodologie avanzate che integrino misure dirette, simulazioni termiche e analisi stratigrafiche, rispettando il contesto normativo italiano, in particolare il D.Lgs. 192/2005 e le linee guida ISCR per interventi su patrimonio storico.

Differenza tra trasmittanza termica (U) e resistenza termica (R) in muri storici

Nella muratura antica, la trasmittanza termica U esprime il flusso di calore per unità di superficie per grado di temperatura (W/m²·K), ma in materiali stratificati e degradati, U non è semplicemente la somma inversa delle resistenze Ri. La resistenza termica Ri = spessore/λ, dove λ varia con umidità, crepe e depositi superficiali. Pertanto, il calibro termico effettivo richiede una correzione per eterogeneità e degrado, calcolabile attraverso misure di gradiente termico locali e modelli compositi stratificati. Il valore U effettivo in un muro a doppia lastra di calce e laterizio non è unico ma dipendente dalla posizione del punto di misura e dall’evoluzione stagionale.

Ruolo del calibro termico nella prevenzione dei ponti termici senza compromettere l’integrità

I ponti termici in murature antiche si generano principalmente in giunture, zone con depositi di fuliggine o movimenti strutturali, dove la trasmittanza U localmente elevata supera quella dei materiali sani. La definizione precisa del calibro termico consente di identificare queste discontinuità e di progettare interventi mirati, evitando tagli eccessivi o materiali non compatibili. Un intervento errato, ad esempio l’applicazione di isolanti rigidi in superficie, può aumentare la differenza di temperatura superficiale oltre il 40%, favorendo condensa capillare e degrado accelerato. La metodologia deve garantire una distribuzione uniforme del flusso termico, preservando il comportamento igrometrico originario del tessuto storico.

Analisi del degrado termoigrometrico in muri calce e laterizi antichi

La calce, materiale idrofilo e permeabile, assorbe e rilascia umidità, influenzando il trasporto di calore attraverso fenomeni di diffusività termica variabile. Le crepe, la saldatura incompleta e i depositi di fuliggine creano zone di alta conducibilità locale, riducendo la resistenza termica apparente in punti specifici. Analisi termografiche a infrarossi rivelano discontinuità con gradienti termici superiori a 1,5 °C/m, segnali di degrado strutturale o di accumulo di calore. La misurazione della diffusività termica mediante termografia pulsata (pulsed thermography) consente di mappare la profondità e l’estensione del degrado, fondamentale per calibrare il sistema isolante senza alterare la stratificazione originale.

Contesto normativo italiano: D.Lgs. 192/2005 e linee guida ISCR

Il D.Lgs. 192/2005 stabilisce criteri rigorosi per il recupero energetico degli edifici storici, imponendo che interventi di isolamento mantengano la permeabilità a vapore e non compromettano la traspirabilità della muratura. Le linee guida ISCR (Interventi su Edifici Storici e Culturali) raccomandano l’uso di materiali compatibili con il tessuto antico, evitando barriere termiche rigide o non permeabili. Il calibro termico deve essere calibrato con attenzione per non violare questi principi, privilegiando soluzioni a bassa emissività termica, spessori ridotti e materiali naturali (lana di roccia, cellulosa, intonaci a calce). La certificazione energetica deve integrare dati termici reali raccolti in condizioni operative, non solo valori nominali.

Fasi operative per la determinazione del calibro termico realistico

  1. Fase 1: Diagnosi integrata stratigrafica e termografica
    Usa termografia a infrarossi per identificare fessurazioni, giunture termiche e zone di accumulo termico (> 3 °C di differenza). Integra con sondaggi mirati per verificare la presenza di depositi o materiali estranei.
  2. Fase 2: Raccolta dati operativi e misure in situ
    Misura flussi termici con termocoppie a risposta rapida (precisione ±0,2 °C) e gradienti superficiali in diverse stagioni (inverno, estate). Registra la conducibilità aparente (λapparente) per correggere per umidità residua.
  3. Fase 3: Modellazione termica stratificata con software certificati
    Applica il metodo composito stratificato in ThermVis o EnergyPlus, inserendo dati stratigrafici precisi (spessori, λ misurati localmente) e correzioni per degrado superficiale (coefficiente δ = 0,15–0,35 in base all’erosione).
  4. Fase 4: Validazione con misure stagionali e simulazioni dinamiche
    Confronta i risultati simulativi con dati raccolti in 12 mesi per validare la stabilità del calibro termico e correggere eventuali deviazioni dovute a cicli climatici locali.

L’accuratezza del calibro termico dipende dalla qualità del campionamento stratigrafico e dalla fedeltà del modello termico alla realtà fisica. La metodologia proposta evita errori comuni legati a semplificazioni o omissioni diagnostiche.

Metodologie per il calcolo preciso del calibro termico

Fase 1: Caratterizzazione geometrica e stratigrafica
Raccogli dati su spessori (precisione ±1 mm), materiali (calce idraulica, laterizio, depositi), condizioni (crepe, umidità, saldature). Utilizza micro-perforazioni per campioni stratigrafici e analisi visiva con fotogrammetria 3D per ricostruire la geometria interna.

Fase 2: Raccolta dati termici operativi
Misura gradienti superficiali (ΔT) in punti critici con termocoppie ad alta risoluzione (±0,05 °C) e registra flussi termici (Q = λ·ΔT/spessore). Effettua misure in diverse ore del giorno e stagioni per catturare il comportamento dinamico.

Fase 3: Applicazione del modello composito stratificato
Calcola la resistenza termica totale Rt sommando per strati:
Rt = Σ(spessoreii) × δi
dove δi è il fatt